l'Uomo libero
I tempi che stiamo vivendo sono ritenuti, da
tutti, tempi di crisi. Ad ogni livello e per ogni tendenza politica,
ideologica, filosofica, sociologica od economica di crisi si tratta.
I tempi di grande crisi sono sempre stati
contraddistinti, nell'arco della storia, da confusioni ideologiche e politiche
tali da creare sgomento e abulia nella maggioranza degli individui che tendono,
con maggiore accelerazione, all'anonimato, all'annullamento di ogni forma di
responsabilità personale.
I grandi movimenti della politica e le
importanti rivoluzioni della storia sono sempre stati determinati, interpretati
e realizzati da “minoranze”, che, uscendo dalle confusioni e dalle
contaminazioni dei sistemi politico-economici vigenti, riescono a formulare
diagnosi obiettive e terapie alternative, interpretando in tal modo le
autentiche realtà e necessità popolari: le vere “maggioranze” che, a causa dei
falsi sistemi rappresentativi, non riescono ad esprimersi. È ovvio e conseguente che in
tempo di crisi la presenza e l'operato di tali “minoranze” si facciano più
evidenti, più incalzanti, e riteniamo, più necessari.
Dalla consapevolezza di tale necessità nasce
questa rivista. Nasce da uomini che riconoscono apertamente di vivere nella
crisi, ma che vogliono conservare la libertà ai propri pensieri, ai propri
ragionamenti, alle proprie scelte fondamentali.
Libertà per far uscire se stessi e la società
dalla crisi.
Libertà per abbattere le false idee che alla
crisi hanno portato e della quale costituiscono l'essenza.
Libertà per costruire la realtà nuova che
inevitabilmente dovrà sorgere sulle rovine del mondo in crisi che stiamo
vivendo.
Questa rivista nasce da uomini che ritengono
esistere un punto limite, oltre al quale non è lecito andare, per se stessi e
per gli altri: quando la crisi accelera il suo corso, quando gli “spazi nuovi”
si profilano all'orizzonte, non è più tollerabile conservare il bagaglio di
pensiero e di libertà all'interno del tabernacolo segreto ed inviolabile del
proprio “io”, ma occorre trasformarlo in contributo, più o meno modesto che
sia, allo sforzo di dibattito, di ricerca, di volontà costruttrice, per la
grande, necessaria affermazione umana di domani.
Questa rivista nasce dalla consapevolezza
responsabile che esiste più presunzione utopistica nell'individuo tronfio
della propria verità, che si bea nel vedere confermate le proprie valutazioni
dalle fasi inevitabili della crisi, rimanendo a guardare dal proprio illusorio
e comodo eremo, che nell'individuo teso nello sforzo di aprire la propria
verità a quanti coltivano simili convinzioni, di avvicinarli tra loro, di
ricercare e dibattere con loro, di costruire insieme “una verità” che, se
necessario, superi le proprie e si inserisca, costruttrice ed alternativa,
nella grande, necessaria affermazione umana di domani.
Scrivendo “affermazione umana di domani” noi
intendiamo significare:
da una parte che l'aspetto più drammatico e profondo
della crisi riguarda l'Uomo, i suoi valori, la sua meravigliosa natura
costruttrice, il suo imponente spirito creativo, la sua irrompente energia
nata per la lotta e la conquista; dall'altra la nostra fede nell'Uomo che non
può morire: non ci sarà mai tecnologia capace di schiacciarlo, non vivrà mai
sufficientemente a lungo sistema politico capace di renderlo definitivamente
numero, di annientarlo nella dimensione massa, di schiavizzarlo nella pura
utilizzazione economicistica e materialistica.
L'Uomo non può morire, come le forze della
natura non possono morire. Come quella pianticella, nata da un seme vagante nel
vento, che spunta dall'asfalto di un'autostrada, l'energia feconda dell'Uomo
saprà rompere la corteccia spessa ed incrostata della società massificante e
disumanizzante.
Tecnologie, progressi, sistemi politici ed
economici che non vedano l'Uomo alla direzione, l'Uomo alla gestione, l'Uomo
all'esecuzione, sono destinati all'autodistruzione, ma è proprio degli
individui consci di tutto ciò il dovere di impegnarsi perché a sistemi suicidi
non si sovrappongano altri sistemi disumanizzanti, massificanti e distruttori,
anche se vestiti di altre idee o camuffati da diversi colori.
“Uomo” quindi.
La seconda affermazione presente nella nostra
testata riguarda la “Libertà”.
Noi, dando vita a questa rivista, mentre
affermiamo la nostra fede incrollabile nel valore “Uomo”, riteniamo
impossibile svincolarlo dal valore “Libertà”. Ma crediamo al tempo stesso
fondamentale chiarire e sfrondare, da subito, quel rovo di luoghi comuni e
distorsioni mentali ed ideologiche che hanno ridotto la Libertà ad uno slogan
propagandistico di un sistema politico falso e fallimentare; che possono far
sembrare la Libertà una parola vuota, priva di significato e di contenuti.
Noi affermiamo che l’Uomo saprà ritornare ad
essere il perno della storia del mondo solo quando, superando gli ostacoli a
lui frapposti dal sistema della crisi, avrà saputo riscoprire il valore
“Libertà” e con esso avrà ritrovato la dignità, la volontà, la vocazione alla
lotta ed alla costruzione.
Libero è quell’uomo che può riconoscersi,
quale elemento attivo, nel proprio ambiente di lavoro, nella propria società,
nel proprio popolo, nella propria nazione.
Libero è quell’uomo che “può” e
“deve”partecipare al sistema economico-socio-politico.
Libero è quell’uomo che “può” e “deve”
riconoscere nelle leggi e nelle lotte della Nazione le proprie leggi e le
proprie lotte.
L’uomo sarà libero solo quando riuscirà a
costruire uno Stato capace di realizzare le sue istanze, le sue ambizioni, i
suoi sogni.
L'uomo non sarà libero se non ritroverà la
vocazione ad essere attore nella società. L'uomo non delega a intermittenza il
proprio essere e la propria realtà, ma determina giorno per giorno la selezione
dei valori e delle capacità, sola capace di realizzare, attraverso la
costruzione dello Stato, la propria Libertà.
Solo uno Stato, essenza di una partecipazione
effettiva, qualificata e selettiva, può esprimere, rappresentare e garantire
il valore e la dinamica dell'Uomo, e così divenire uno Stato Libero, fecondo
di costruzioni sociali, politiche, economiche, culturali ed artistiche, garante
del suo stesso, continuo e rivoluzionario superamento, nella incessante
conquista dell'uomo che non può e non deve fermarsi.
*
* *
“Uomo libero” quindi.
Eccezionale idea-forza attorno alla quale vogliamo
iniziare un aperto, ma rigoroso dibattito. Vogliamo chiarire e chiarirci, in
piena volontà costruttrice ed onestà d'iniziativa, quegli innumerevoli temi che
a tale idea-forza portano e quelle innumerevoli concretizzazioni politiche e
strutturali che da tale idea-forza dovranno derivare.
“Uomo libero” perché riteniamo che, in questo
sistema corrotto e corruttore, tale appellativo possa spettare,
esclusivamente, a coloro che sono riusciti a rimanere completamente sganciati
dalle forze politiche del sistema (nessuna esclusa) e dagli aprioristici dogmi
ideologico-politici da esse rappresentati. La difficoltà maggiore (e quindi
anche il merito qualificante) risiede proprio nel non accettare quell'insidioso
conformismo (oggi così diffuso) che vede spesso inseriti anche malcontento e
protesta in “centrali politiche” opportunamente messe in essere dallo stesso
sistema della crisi, nell'evidente intento di renderli sterili ed inoffensivi.
“Uomo libero” perché, in tempi di crisi e di
confusione compromissoria, solo chi sa accettare lo scomodo ruolo di oppositore
globale, senza copertura alcuna del contingente politico, può intraprendere il
duro ma necessario cammino, in nome della Libertà, per l'interpretazione
attualistica degli autentici valori umani e per l'alternativa politica al
sistema della crisi, globalmente inteso.
*
* *
Scriveremo su temi basilari e fondamentali
quali:
— la “menzogna ugualitaria”
che, dall’illuminismo ai nostri giorni, attraverso svariati sistemi politici e
sociali, ha perpetrato la tragica truffa ai danni della naturale vocazione
dell’uomo a selezionarsi, a migliorarsi, a realizzarsi in creative e dinamiche
gerarchie di lavoro, di pensiero, d'intelligenza.
— “l'equivoco democratico”
che, attraverso pagliaccesche capriole ideologiche, ha divulgato una falsa e
pretestuosa identità tra sistema politico democratico fondato sui partiti e
libertà, assoggettando il valore di quest'ultima al servizio di ogni,
qualsiasi, provvisorio e transeunte tipo di regime.
— il valore “Lavoro”: strumento
irrinunziabile dell'uomo per la realizzazione della propria creatività e
meravigliosa realtà inter-umana, oggi così svilito e sterilizzato dalle
concezioni economico-politiche materialiste che lo hanno reso mero strumento
per l'acquisizione di denaro, svuotandolo di ogni contenuto, riducendolo a
mercato speculativo laddove, da che uomo esiste, nasceva focina di energie
costruttrici e di genio creativo.
— la “negazione del
dio-denaro”: peggiore espressione del peggiore materialismo; sciagurato mito
che nasce per sfruttare l'uomo, attraverso sistemi economici che compromettono
l'individuo in un vortice irreversibile (consumismo), finisce per svilirlo ed
annullano in un mondo assolutamente privo di valori, di energia, di
spiritualità, di creatività.
— la rivendicazione dell'“uomo
totale”, quindi libero, quindi responsabile, contrapposto all'uomo
superspecializzato, ottuso, massificato e irresponsabile del sistema politico
ugualitario.
— la distinzione tra “civiltà e
progresso”: che tristezza ci riempie l'animo di fronte alle incredibili
conquiste tecnologiche, talmente avanzate da aver lasciato all'uomo il solo
ruolo di schiacciare l'interruttore di un calcolatore!
L'uomo potrà accettare di subire un futuro
programmato da una macchina? Quali contenuti culturali, quali valori spirituali
potranno sopravvivere? Quale civiltà?
La “denuncia della lotta di
classe quale truffa” perpetrata ai danni delle categorie sociali dipendenti,
rendendole schiave di una spirale distruttiva non solo contro la società
economica esistente, ma anche a danno di ogni possibile sistema economico
avvenire.
— la necessità, ormai
improrogabile, di smascherare definitivamente la “sciagurata spartizione di
Yalta” che, dalla fine della seconda guerra mondiale, ha compromesso ed
imbrigliato ogni possibilità e volontà autonoma dei popoli europei e del terzo
mondo.
*
* *
Di questi e di tanti altri temi vogliamo e
cercheremo di trattare sulle pagine di questa rivista. Iniziamo in pochi.
Vogliamo incontrare altri, molti altri, perché non ci giudichiamo gli unici
uomini liberi rimasti.
Agli uomini liberi ci rivolgiamo; a loro
chiediamo collaborazione, contributo di idee e dibattito, perché tutti,
insieme, siamo chiamati, in questo tempo di crisi, a portare l'acqua dei
ruscelli ai torrenti delle idee-forza, ai fiumi delle proposte alternative, al
mare delle costruzioni avvenire.
Dando vita a questa rivista non vogliamo
cedere alle facili e così latine tentazioni associazionistiche, tanto
ricorrenti, ma oggi anche tanto sterili. Riteniamo che stia per iniziare, nel
marasma della fanghiglia della crisi, la grande fermentazione delle idee nuove.
A questa fermentazione vogliamo dare il nostro contributo. Vogliamo incontrare
dei cervelli, degli uomini liberi. Vogliamo dibattere nuove idee, costruire
assieme precise proposte sostitutive.
Per noi il dovere, l'ambizione, il fascino di
contribuire “oggi” all'elaborazione di quelle idee che potranno determinare
“domani” le grandi costruzioni avvenire: al servizio dell'Uomo, nel segno della
Libertà.
Mario
Consoli