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L'Europa e l'America

 

Nel suo recente viaggio negli USA, il presidente della repubblica dei par­titi, Sandro Pertini, ha baciato la bandiera americana. Questo gesto, estempo­raneo e sorprendente, ripropone un tema che, col passare degli anni, si va fa­cendo sempre più drammatico e denso di conseguenze.

L'America è davvero amica dell'Europa?

Dalla fine della seconda guerra mondiale gli USA si sono proclamati i « padrini » delle democrazie europee, ed in Europa sono rimasti, vigili e at­tenti, sfoggiando il loro abito più sgargiante; all'occhiello, il fiore della « lo­ro » libertà. Ma, poco a poco, le conseguenze di questa presenza si sono ma­nifestate attraverso il declino dei valori spirituali e l'avvento incontrastato del dio-denaro; la « libertà » americana ha determinato nel nostro continente la scomparsa dell'indipendenza politica e la perdita dell'identità culturale.

Dopo i « disinteressati » aiuti economici, lo zio Sam, ora che le cose non scivolano più come una volta, manovra il dollaro senza scrupoli; con somma disinvoltura ci volta le spalle, contribuendo ad aggravare pesantemente la già traballante situazione delle economie europee. Diradatasi la nebbia dell'eufo­ria consumistica, assumono contorni sempre più chiari gli svariati, vantaggiosi affari consumati sulle spalle di un'Europa ridotta a mercato coloniale.

In politica estera, gli Stati Uniti non hanno mai rinunciato ad applicare la dottrina di Monroe, con la quale si stabilisce che nessun intervento da parte di potenze esterne può essere tollerato sul continente americano. Ma in Europa, ed ovunque, gli interventi USA non si contano, arroganti e beninteso a loro esclusivo vantaggio.

Non contenti del polverone già alzato con le precedenti bravate da cow­boys nel Mediterraneo, hanno annunciato altre manovre aeronavali nel golfo della Sirte. Poiché tali manovre nulla hanno a che vedere con la NATO, ma nascono chiaramente in chiave pro-israeliana, esse dovrebbero apparirci pro­vocatorie e gravide di pericoli per la pace perlomeno quanto le incursioni dei sovietici nel golfo di Taranto.

Ma la dottrina di Monroe evidentemente è a senso unico e ci sono prece­denti storici a dimostrarlo.

Quando gli USA, pur avendola voluta e provocata, non combattevano ancora la loro guerra, nell'aprile 1940, Roosvelt non solo occupò militarmente territori neutrali quali l'Islanda e la Groenlandia, non solo si impossessò delle basi portoghesi delle Azzorre ed « accettò » il controllo delle isole inglesi del­le Antille, ma estese, con il solo criterio del proprio comodo, il limite delle acque territoriali statunitensi addirittura ai porti della Gran Bretagna, per po­tervi scortare i rifornimenti e le armi destinati alla lotta contro l'Europa.

Per gli USA non vi è legge. Per gli americani ogni territorio è il Far West dove imporre la legge della prepotenza.

L'America è tanto amica dell'Europa quanto lo è l'Unione Sovietica. Se la fetta d'Europa assegnata, col patto di Yalta, alla sfera d'influenza russa sopporta il peso dei cingoli dei carri armati, noi soffriamo il ricatto oppressivo e condizionante delle multinazionali, che soprattutto degli USA sono emana­zione; ci è imposto un modello di vita che svilisce la nostra cultura e la riduce ad un idiota carosello pubblicitario; i nostri popoli perdono progressivamente coscienza di sé ed ogni forma di autentica indipendenza politica ci è resa im­possibile.

No, l'America non è amica dell'Europa.

Il ricatto psicologico degli americani, « attenti, se non ci fossimo noi arri­verebbero i russi », è solo un bluff, e sempre minore è il numero degli alloc­chi disposti a subirlo.

Liberarsi dai ricatti, dai complessi di inferiorità, imparare a riconoscere gli amici e distinguerli dai nemici, è la strada da percorrere per ritrovare quel­la volontà d'indipendenza, di gelosa autonomia culturale, di autentica libertà capace di eliminare dall'orizzonte la tragica prospettiva di un'Europa cancella­ta definitivamente dalla scena della Storia.

Nelle nostre nazioni, come nel mondo intero, si sente il bisogno di una politica responsabile e di autentiche realizzazioni di civiltà. Esse non possono giungerci né dall'Oriente comunista, né da un Occidente infeudato agli USA.

Mario Consoli