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La dottrina di Monroe

 

Nel maggio 1940, Mussolini, ricevette dal presidente americano Roosvelt una lettera con la quale si tentava di dissuadere l'Italia, con minacce, dall'en­trare in guerra contro Francia e Inghilterra.

La risposta di Mussolini, riferisce Ciano nel suo diario, fu molto secca:

“Mi pare che la dottrina di Monroe, oltre che per gli americani debba esser valida anche per gli europe”.

La dottrina di Monroe, così conosciuta dal nome del presidente USA che le dette vita, avverte che nessun intervento esterno verrà tollerato sul continente americano da parte di potenze esterne ad esso.

Quarant'anni dopo ecco la sortita di Carter; ancora una volta gli statuni­tensi cercano di interferire pesantemente nella politica europea.

Ci si vuole vietare di esprimere il nostro parere, di suggerire soluzioni circa il problema Palestinese, che senz'altro ci riguarda più da vicino, geograficamen­te ed economicamente parlando, di quanto non riguardi gli USA.

Non avremmo mai pensato di essere portati a dire qualcosa a favore di Roosvelt. Resta il fatto che rispetto al suo intervento, quello di Carter è per due motivi maggiormente censurabile:

- perché mentre Roosvelt poteva sostenere di intervenire a favore della pace, Carter ci vieta proprio una iniziativa di pace.

- perché col loro intervento, gli europei, stanchi di guerra e di tensione, in un mare che bagna l'Europa ed è vitale per i suoi transiti, vorrebbero far cessare quei guai che sono stati suscitati principalmente proprio dall'agire degli Stati Uniti.

* * *

Gli USA, dopo aver ottenuto dall'ONU nel '48 una ricattatoria approva­zione alla nascita dello stato di Israele (anche questa volta affiancati dall'URSS) non tennero conto negli anni successivi né dei diritti delle popolazioni interessa­te, i Palestinesi, né della decolonizzazione che faceva ormai apparire un anacro­nismo lo stato di Israele.

Attraverso l'appoggio al neocolonialismo Israeliano e a quanti altri fossero disposti a vendere a suo sostegno il loro collaborazionismo (è chiara l'allusione a Sadat), gli USA perpetuarono la sopraffazione iniziale, provocando sofferenze infinite a tutte le popolazioni del vicino oriente e insinuando per stanchezza nell'opinione pubblica mondiale l'idea che l'esistenza dello stato di Israele do­vesse essere accettata, che l'ingiustizia cioè andasse in qualche modo digerita.

Per quanto riguarda noi Europei, a parte i danni economici derivanti dalla chiusura del canale di Suez, enormi furono le difficoltà provocate dall'essere considerati “alleati degli USA” nell'avviare un fattivo dialogo di collabora­zione economica e politica coi paesi arabi e coi paesi musulmani dell'Africa loro amici.

Ci pare giunto il momento di prendere le distanze dagli USA, valutando attentamente quali siano i loro interessi e quali i nostri, tenendo presente la necessità per il futuro di evitarci ulteriori danni.

Diplomatici arroganti, militari maldestri, alleati di dubbia affidabilità. Que­sto ricordiamo a coloro che sono disposti a sottoscrivere le nostre osservazioni, ma concludono dicendo “ ma chi, se non gli americani, ci difenderà dai russi?”.

I fatti dell'Ungheria, di Cuba, del Vietnam, della Somalia, di Formosa, dell'Afganistan e dell'Iran sono già significativi.

Vogliamo qui però ricordarne un altro poco conosciuto. Gli USA, alleati del Portogallo nella Nato, hanno finanziato ed appoggiato la guerriglia nelle province portoghesi d'Africa, finite poi anch'esse in mano comunista. Oggi, estromessi i Portoghesi, la collaborazione USA coi governanti comunisti di Angola e Mozambico è idilliaca, le industrie estrattive e le imprese commerciali USA vanno a gonfie vele!

Questi sarebbero i nostri “alleati occidentali”, quelli che dovrebbero di­fenderci dai comunisti!

Il tentativo di noi europei di offrirci come interlocutori più seri ai paesi arabi, ha fatto perdere istericamente ogni controllo alla “lobby” ebraica statu­nitense che sul New York Times del 16 giugno ci definisce “ patetiche petulanti potenze minori che pretendono di giocare con i grandi in serie A”.

Quale risposta ha dato l'Europa a Carter?

Purtroppo nessuna.

Ecco i limiti di un europeismo che nelle assemblee e nei discorsi non si finisce di sbandierare.

Un europeismo di comodo che ha in realtà il solo obbiettivo di immobiliz­zare energie politiche e morali affinché gli Europei continuino a non considera­re la loro forza ed i grandi risultati cui una politica di vera indipendenza po­trebbe condurre.

Dottrina di Monroe, quindi anche per gli stati del continente europeo, e comunque, essendo incontestabili gli interessi europei nel mediterraneo, espres­so, aperto rifiuto di accettare che essi debbano essere gestiti dagli USA secondo il loro esclusivo tornaconto.

Anche perché gli USA, oltre ad essere lontani, sono portatori di una civi­lizzazione deteriore, inaccettabile perché lesiva della dignità dell'uomo e sono incapaci di gestire i loro interessi con quello stile e quella signorilità che un tempo distinguevano posizioni internazionali di effettiva superiorità.

Valutiamo attentamente, quindi, l'azione di quei dirigenti europei che, nel­le coreografiche riunioni di queste ultime settimane, hanno recitato la loro par­ticina di europeisti, ma che in realtà hanno dimostrato di essersi posti al servizio di interessi che europei non sono.

Di interessi per i quali l'Europa dovrebbe continuare a far da incudine ai colpi dell'imperialismo, coalizzato nel farci danno, di USA e Unione Sovietica.

Piero Sella