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Sommario N° 69

Sovranità politica, sovranità monetaria

C’era una volta in Argentina una crisi finanziaria travolgente che portò all’insolvenza del debito pubblico, alla serrata delle banche, a una situazione insostenibile di depauperamento con conseguenti, violente proteste. Gli illusori tentativi del presidente Menem di rincorrere la parità monetaria col dollaro, utilizzando prestiti sempre più onerosi, furono bloccati dai risultati elettorali. Il nuovo eletto, Néstor Kirchner, impose ai creditori internazionali un concordato draconiano del 20%: accontentarsi o perdere tutto. Sui muri delle città furono affissi dei manifesti dedicati al Fondo Monetario Internazionale: c’era la foto di un bambino che rideva a crepapelle e sotto la scritta «Quanto vi dobbiamo?». Gli argentini avevano compreso che il colpo di grazia sferrato alla loro già malconcia economia arrivava proprio da quella speculazione finanziaria internazionale che si stava organizzando per fare, ancora una volta, affari sulle loro disgrazie.

 Noi allora affermammo che eravamo tutti a «rischio Argentina»; era solo una questione di tempo. E avevamo anche indicato quale fosse, a nostro avviso, la cura necessaria. Nessuno parve condividere; il Sud-America era lontano e tutti erano impegnati a leccarsi le ferite provocate dai bond posseduti al momento del crac.

Oggi è la volta della Grecia; un paese vicino e che utilizza la nostra stessa moneta. Oggi è molto più difficile far finta di niente.
Riproponiamo quindi la diagnosi, e anche la ricetta.


Innanzitutto occorre evidenziare i due aspetti fondamentali di queste crisi finanziarie: la formazione del debito pubblico e il mancato controllo dello Stato sugli strumenti economici; primo fra tutti la moneta.


Oggi è la volta della Grecia; un paese vicino e che utilizza la nostra stessa moneta. Oggi è molto più difficile far finta di niente.
Riproponiamo quindi la diagnosi, e anche la ricetta.
Innanzitutto occorre evidenziare i due aspetti fondamentali di queste crisi finanziarie: la formazione del debito pubblico e il mancato controllo dello Stato sugli strumenti economici; primo fra tutti la moneta.
Il debito pubblico è una caratteristica costante soprattutto dei regimi democratici: nasce e s’ingrossa quando si privilegiano le scelte clientelari, si utilizza la corruzione e si tollera l’incompetenza. In Italia lo conosciamo molto bene: il meccanismo diventa ineluttabile quando si inseguono obbiettivi elettorali, settoriali e contingenti a scapito di quelli strutturali e proiettati nel futuro.
Il debito pubblico pesa sull’economia e rallenta il funzionamento dello Stato, ma, soprattutto, nell’attuale situazione di mancanza di sovranità monetaria, è destinato a gonfiarsi implacabilmente anno dopo anno. È un gatto che continua a mordersi la coda fino a quando un evento traumatico arriva a immobilizzarlo.
Lo Stato infatti non batte moneta, ma emette titoli gravati di interessi. Il gettito fiscale, anziché coprire le normali spese di gestione dei beni e dei servizi pubblici, è in gran parte adoperato per pagare gli interessi dei titoli; il capitale è periodicamente coperto solo dall’emissione di nuovi titoli, a loro volta gravati da altri interessi, e così via. E il debito pubblico continua ad incombere sempre più minaccioso.
Cos’è successo in Grecia? Nulla di diverso da quello che sarebbe potuto accadere – e che in ogni momento può accadere – in qualsiasi altro Paese.
Le Agenzie di rating stabiliscono il grado di affidabilità dei titoli degli Stati. Quando si scende nella graduatoria delle valutazioni, gli interessi diventano più alti – all’aumento del rischio deve aumentare il guadagno... – provocando un ulteriore allargamento del debito. Quando poi queste Agenzie ti buttano in fondo alla lista e dichiarano che i tuoi titoli sono «carta straccia», nessuno li compera più e se non riesci a far fronte alle scadenze, vai verso la bancarotta. Questo è successo alla Grecia.
Ma cosa sono queste Agenzie di rating, questa fondamentale Autorità in grado di promuovere o condannare alla fame intere Nazioni? Semplicemente delle ditte private sull’operato delle quali non è previsto alcun controllo, finanziate dalle banche, anch’esse private. 
In queste settimane qualcosa è cominciato a trapelare. Vengono considerate «autorizzate» solo tre Agenzie: la Standard & Poor’s, la Moody’s e la Fitch. Nel 2007 – solo tre anni fa! – sono state colte con le mani nella marmellata: a fronte di lauti compensi, fornivano – a migliaia – titoli rating immobiliari sopravvalutati. John Chambers, il presidente della Commissione Standard & Poor’s incaricata di valutare le economie delle Nazioni del mondo, è un americano esperto in letteratura inglese; non ha altri titoli di studio.
La graduatoria delle economie degli Stati che prende forma dalle valutazioni di queste tre Agenzie di rating lascia, a dir poco, perplessi. In testa a tutti, per affidabilità, ci sono sempre gli USA, nonostante il loro debito abbia quasi raggiunto il 100% del PIL (14.000 miliardi di dollari) e il loro bilancio annuale sia peggiore di quello portoghese e viaggi sullo stesso livello di quello spagnolo. Viceversa, il rating della Cina, in evidente espansione economica e proprietaria di gran parte dei titoli pubblici statunitensi, è dato al quinto posto, due tacche dopo quello della Slovenia. Insomma, la salute delle economie delle Nazioni di tutto il mondo dipende dalle valutazioni di gente poco affidabile, ma con in mano enormi poteri. 
In effetti questa crisi un merito ce l’ha, ed è quello di evidenziare con maggiore chiarezza chi, e come, comanda oggi nel mondo.
Le Banche sono private. Le Agenzie di rating sono private. Gli Istituti centrali, quelli che battono moneta, sono privati. Sono tutti privati e, in virtù del libero mercato e della globalizzazione, tutti «internazionali», praticamente apolidi e, come tali, sottratti a tutte le legislazioni. Da noi, ad esempio, l’aggiotaggio è un reato, per loro è spudorata prassi quotidiana.
Tutti privati che operano seguendo la bussola del loro mestiere: la speculazione finanziaria e l’usura. Non si riconoscono in valori etici e non son mossi da sentimenti morali. Torna alla memoria, con agghiacciante attualità, il monito di Nathan Rothschild: «Compra quando il sangue scorre per le strade, e vendi al suono delle trombe». E sono proprio loro, questi begli esemplari di galantuomini, a governare il mondo.
Fa quasi tenerezza il presidente Barack Obama, quando invoca regole per contenere le speculazioni e viene puntualmente snobbato dai summit finanziari che si rifiutano addirittura di affrontare l’argomento. 
Fanno tristezza i governi europei quando chiedono alla privata Banca Centrale Europea di acquistare i titoli di Stato delle Nazioni in difficoltà. Tra i proprietari dell’Istituto di emissione dell’euro c’è anche – per il 16% – la privata Banca d’Inghilterra e, ciò nonostante, la Gran Bretagna continua a utilizzare la sterlina e a svolgere, come sempre, il ruolo di «nemico interno» dell’Europa.
La BCE, conseguentemente, la «mette giù dura» e si appresta a offrire aiuti alla Grecia attraverso prestiti al 5%, mentre il tasso che applica alle Banche è solo dell’1%. E la Grecia si prepara a imporre provvedimenti da «lacrime e sangue» per pagare gli usurai.
Sarà opportuno ricordare che in Italia – fino alla legge Andreatta del 1981 – la Banca centrale era obbligata ad acquistare i titoli di Stato, senza che il governo – come è avvenuto in queste settimane nella trattativa con la BCE – fosse costretto nella posizione di chi accattona elemosine.
Si sa già che nelle mire speculative dei padroni del mondo, dopo l’Ellade, a breve ci saranno il Portogallo, la Spagna, l’Irlanda e, probabilmente, l’Italia.
Sono molti anni che, con allarme, andiamo denunciando il fatto che con la creazione di denaro virtuale siamo arrivati ad una circolazione monetaria dodici volte superiore alla quantità di denaro sufficiente ad acquistare tutti i beni esistenti al mondo. Questa sì veramente «carta straccia». Ma, nella perdurante, fisiologica latitanza del potere politico, tutto ciò rappresenta una terrificante arma di sottomissione e di distruzione.
Finalmente se ne comincia a parlare. Sergio Romano, il 9 maggio 2010 ha scritto sul Corriere della Sera: «C’è troppo denaro in giro per il mondo che è alla ricerca di selvaggina e si comporta come zavorra mal collocata sul fondo di una nave in tempesta».
E allora che fare?
C’è una sola strada percorribile per sventare i pericoli incombenti e porre le fondamenta di un domani diverso, nel quale perseguire veramente l’interesse nazionale. Occorre riappropriarsi della sovranità politica e, contemporaneamente, di quella monetaria.
Bisogna nazionalizzare le Banche di emissione, emettere moneta «buona» e smettere di pagare interessi ai signori della speculazione e dell’usura.
Senza questo passo pregiudiziale, qualsiasi provvedimento, riforma o intervento d’aiuto è destinato a rimanere fragile e, alla lunga, inefficace: un semplice palliativo.

Mario Consoli

 

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Sovranità politica, sovranità monetaria
di Mario Consoli

Il veleno nelle radici
di Piero Sella
L’immigrazione e i suoi costi sociali – L’oligarchia mondialista contro la sovranità popolare e contro l’Europa – Complicità dell’umanitarismo religioso: solidarietà locale e compassione
universale – La deriva revisionista della Chiesa conciliare: dal cattolicesimo all’integralismo vetero-testamentario – La gerarchia vaticana a fianco degli atlantici e dei sionisti nello scontro di civiltà – Il veleno antinazionale nelle radici giudaico-cristiane – Il popolo eletto e la «Terra Promessa»: un’immorale apologia della destabilizzazione e della pulizia etnica.

L’economia al servizio della nazione
di Mario Consoli
Dall’istituzione dell’IRI alla sua svendita La globalizzazione, l’interesse nazionale e il ruolo della politica.

Elie Wiesel: «il più autorevole testimone vivente» della Shoah?
di Carlo Mattogno
Elie Wiesel a Montecitorio - Chi è Elie Wiesel? La «testimonianza» di Elie Diesel

I giocolieri della finanza contro i popoli dell’euro
di Stefano Vaj
Il ruolo dell’euro – Le grandi manovre degli speculatori valutari – Riappropriarsi dei meccanismi monetari.

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L’Europa di fronte alla decadenza dell’imperialismo anglosionista – I recenti eventi che han modificato la storia – La crisi del sistema finanziario occidentale, e la sua persistente arroganza – Il grande sogno dell’unità europea: dall’Atlantico al Mar del Giappone – I nostri nemici: le Banche private da Basilea contro il mondo; l’imperialismo americano, vorace e insaziabile; il sionismo internazionale; la massoneria ubiquitaria, antinazionale e antipopolare – Gli europei che non han piegato la testa: dall’Europa occupata alla rivolta contro l’euro strumento di oppressione mondialista, e contro l’oppressione anglosassone – L’inevitabile intesa con la Russia.

La palude democratica
di Enzo Caprioli
Tra brace e padella – Partiti ostaggio di segretari-monarchi – Gli antidoti: spostamento dei voti e ideologia